Home » cinema, tv e salute » Dott.ssa Peluche: pareri

Dott.ssa Peluche: pareri

DOTTORESSA PELUCHE E LA FAMIGLIA ARCOBALENO: pareri a confronto

DOTTORESSA PELUCHE E LA FAMIGLIA ARCOBALENO: pareri a confronto - EDUCAZIONE ALLA SALUTE

 

Ho chiesto a illustri personalità dell'ambito educativo e psicologico italiano di esprimere un parere sulla scelta di una puntata della serie "Dottoressa Peluche" di ospitare al suo interno una famiglia arcobaleno con due mamme. Per meglio approfondire il tema, è possibile leggere la pagina di recensione disponibile cliccando QUI o anche sull'immagine sovrastante.

 

Agli interpellati è stato proposto di esprimere il loro libero pensiero sul tema proposto rispondendo, in forma scritta e di proprio pugno, a due domande dirette senza alcun limite di spazio. Nessuno di loro era a conoscenza di quali fossero gli altri esperti sentiti a riguardo e quindi neppure dell'idea o del commento altrui sul medesimo tema proposto.

 

Le domande rivolte sono state le seguenti:

1) E' giusto proporre modelli di famiglia omogenitoriale a bambini in età prescolare? Ciò è motivo di crescta e apertura mentale o di confusione e disorientamento ?

2) E' giusto introdurre questo tema in un programma per bambini che potrebbe entrare nelle case senza il consenso o senza il supporto di un genitore ?

 

Ringrazio i colleghi coinvolti per la loro disponibilità e per l'invio del contributo richiesto. Ecco di seguito le loro risposte.

 

Buona lettura e buona riflessione

 

Prof. Massimiliano Noseda

© Riproduzione riservata

 

IL PARERE DELLA PROF.SSA ANNA OLIVERIO FERRARIS

IL PARERE DELLA PROF.SSA ANNA OLIVERIO FERRARIS - EDUCAZIONE ALLA SALUTE

 

Ecco cosa ne pensa la Prof.ssa Anna Oliverio Ferraris

Psicoterapeuta, scrittrice, prof. ord. di Psicologia dello sviluppo all'Università "Sapienza" di Roma,  ha fatto parte del Comitato Nazionale di Bioetica, della Consulta qualità della Rai e ha diretto la rivista Psicologia Contemporanea. Attualmente redige la rivista online "Gli anni della crescita" 

( www.facebook.com/annaoliverioferraris) 

 

 

1) E’ giusto proporre modelli di famiglia omogenitoriali a bambini in età prescolare ? Ciò è motivo di crescita e apertura mentale o di confusione e disorientamento ? 

 I bambini di età prescolare accettano tutto quello che trovano nel mondo degli adulti purchè il clima sia sereno e ottimista. Cosa che coloro che producono prodotti per l'infanzia, comprese queste storie video, sanno benissimo e mettono in pratica. Il problema per quando riguarda le famiglie omogenitoriali nasce quando i bambini hanno capito che per far nascere un bambino sono necessari un maschio e una femmina (semino, uovo). A questo punto bisogna dare anche un'altra spiegazione che ovviamente può lasciarli perplessi e confusi. Faranno quindi molte domande a cui qualcuno deve rispondere. Non so se in questa serie della Disney si parla anche di fecondazione artificiale oppure se questo passaggio critico viene lasciato ai genitori e agli insegnanti. E' qui che l'adulto può trovarsi in difficoltà, non tanto per i risvolti affettivi e sociali, ma perchè la logica lineare di un bambino di 3-6 anni può perdersi in un tragitto che sembra smentire ciò che ha da poco assimilato. 

 

 

 2) E’ giusto introdurre questo tema in un programma per bambini che potrebbe entrare nelle case senza il consenso o senza il supporto di un genitore ? 

 Se si fanno programmi che affrontano questo tema bisogna poi anche fornire ai genitori, agli insegnanti e ai nonni gli strumenti per parlarne con figli, alunni e nipoti perchè la mia impressione è che questi programmi lascino in sospeso degli aspetti fondamentali. Per la loro tranquillità emotiva i bambini, che hanno una mente concreta, vogliono infatti sapere chi è il papà invisibile che ha dato il semino alla coppia di due mamme o la mamma lontana e sconosciuta che ha messo la sua pancia e il suo uovo a disposizione di una coppia di due papà. Se fa una operazione del genere  la Disney  non può esimersi dall'affrontare tutti gli aspetti della questione, non soltanto quelli più semplici.  

 

IL PARERE DELLA PROF.SSA MARIA RITA PARSI

IL PARERE DELLA PROF.SSA MARIA RITA PARSI - EDUCAZIONE ALLA SALUTE

 

Ecco cosa ne pensa la Prof.ssa Maria Rita Parsi,

 Psicologa e Psicoterapeuta, già Membro del Comitato Onu per i diritti dei Fanciulli e della Fanciulle, scrittrice, Presidente della Fondazione Fabbrica della Pace e Movimento Bambino Onlus

 

1) E’ giusto proporre modelli di famiglia omogenitoriali a bambini in età prescolare ? Ciò è motivo di crescita e apertura mentale o di confusione e disorientamento ?

Il problema della confusione e del disorientamento non riguarda affatto i bambini in età scolare o prescolare . Riguarda, invece, i loro genitori, i loro parenti, i loro educatori che potrebbero, proprio in merito alle famiglie omogenitoriali- cosidette “arcobaleno”, avere , loro si!, le idee confuse. E, dunque, bisogna puntare, anzitutto, alla corretta informazione e alla formazione di tutti i genitori, siano essi genitori di famiglie tradizionali  o di famiglie di fatto o di famiglie allargate o di famiglie arcobaleno o di famiglie monoparentali o di famiglie affidatarie o di famiglie multietniche o di famiglie adottive. I bambini, infatti, non provano confusione e disorientamento se i loro punti di riferimento educativo ed affettivo sono amorosi, aperti, sereni, informati, determinati, competenti .

 

 

2) E’ giusto  introdurre il tema di un programma per bambini che potrebbero entrare nelle case senza il consenso o senza il supporto di un genitore?

Può non essere opportuno, soprattutto se i genitori che non approvano le famiglie “arcobaleno”, manifestano le loro opinioni non in maniera inclusiva, riflessiva  e spiegando ma adottano una maniera intollerante e tracian per esprimere il loro giudizio negativo in merito ai contenuti “arcobaleno” del programma. Pertanto, è  consigliabile, qualora non  ci sia  un genitore, un parente,  un educatore a fare da supporto  informativo, formativo ed educativo ai bambini che fruiscono di questo tipo di programmi, che, operatori dell’ educazione e della comunicazione, alla fine o all’inizio della fruizione di questo programma, possano commentare, con sensibilità ed attenzione, quello che i bambini stanno per  vedere o hanno visto.

                                                                    

IL PARERE DELLA DOTT.SSA SILVIA DE SIMONE

IL PARERE DELLA DOTT.SSA SILVIA DE SIMONE - EDUCAZIONE ALLA SALUTE

 

Ecco il parere della Dott.ssa Silvia De Simone

Psicologa, Ricercatrice presso il Dipartimento di pedagogia, psicologia, filosofia dell'Università degli Studi di Cagliari

 

1) E’ giusto proporre modelli di famiglia omogenitoriali a bambini in età prescolare ? Ciò è motivo di crescita e apertura mentale o di confusione e disorientamento ? 2) E’ giusto introdurre questo tema in un programma per bambini che potrebbe entrare nelle case senza il consenso o senza il supporto di un genitore ? Risponde con un testo unico ad entrambe le domande.

Insegnare ai bambini il rispetto dell’altro, della diversità, è un compito importante e necessario per la crescita dei più piccoli e della società. E questo può avvenire anche proponendo loro modelli di famiglia diversi da quelli tradizionali, come le famiglie omogenitoriali, a tutte le età, attraverso un linguaggio per loro comprensibile come quello dei cartoni animati.

È non solo giusto ma fortemente educativo mostrare ai bambini e alle bambini le diverse realtà familiari che esistono in Italia così come nel resto del mondo e con cui si troveranno prima o poi a confrontarsi. Questo contribuisce ad aprire le loro menti e i loro cuori, a fare chiarezza, ad arricchire il loro mondo interno e a costruire nuove rappresentazioni sulla realtà.

L’immagine di famiglia più frequentemente presentata nei cartoni animati è quella della famiglia nucleare tradizionale, scarsamente rappresentate sono le altre tipologie familiari, mentre le famiglie composte da genitori dello stesso sesso non compaiono, come se non esistessero nella realtà.

La puntata in questione da dignità e visibilità a famiglie composte da due mamme o due papà, mostrando con un linguaggio adatto ai più piccoli che sono famiglie come tutte le altre. Familiarizzare con modelli diversi da quelli tradizionali e convenzionali insegna ai bambini e alle bambine a normalizzare quello che è diverso dalla propria realtà quotidiana e contribuisce a creare un clima culturale maggiormente accettante e inclusivo. 

La visibilità attraverso i media è uno strumento potentissimo per far conoscere le famiglie arcobaleno ai più piccoli, ma anche agli adulti, è uno strumento efficace per combattere lo stigma sociale, che si nutre di pregiudizi e stereo­tipi alimentando paure e comportamenti discriminatori.

L’idea di proporre temi anche complessi con un linguaggio semplice, chiaro e diretto, parlare ai bambini di nuove famiglie e diversità con i cartoni animati è un modo per iniziare a colmare un vuoto nei programmi televisivi dedicati all’infanzia e per contribuire al diffondersi di nuove immagini di famiglia, di nuove rappresentazioni dei sistemi familiari moderni, in cui le famiglie omogenitoriali possano avere piena cittadinanza. La televisione in generale, e i cartoni animati in particolare, infatti, contribuiscono alla costruzione di nuove rappresentazioni fin dalla prima infanzia.

Inoltre, mostrare famiglie in cui i genitori sono due donne o due uomini che si amano, permette anche ai bambini e alle bambine che stanno oggi crescendo nelle numerose famiglie omogenitoriali di rispecchiarsi finalmente nelle storie raccontate dai personaggi che tanto amano.

Puntate come quella qui discussa contribuiscono ad attrezzare lo zainetto simbolico dei bambini e delle bambini, di tutti i bambini e bambine, con strumenti che li aiuteranno a leggere ed affrontare il mondo con una maggiorare apertura. Messaggi come questo contribuiscono ad arricchire il bagaglio culturale ed affettivo dei nostri figli, delle nostre figlie, e di quelli e quelle che verranno e a promuovere cambiamento sociale nella direzione di microcosmi maggiormente inclusivi.

Questo è uno dei modi per iniziare a combattere fin dalla prima infanzia l’ignoranza rispetto alla diverse costellazioni familiari e il pregiudizio che ne deriva.