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Moggy's coming: pareri esperti

IL PARERE DEGLI ESPERTI SULLA CAMPAGNA ANTITERRORISMO BRITANNICA MOGGY'S COMING

IL PARERE DEGLI ESPERTI SULLA CAMPAGNA ANTITERRORISMO BRITANNICA MOGGY'S COMING - EDUCAZIONE ALLA SALUTE

 

Ho chiesto a illustri personalità dell'ambito educativo e psicologico italiano di esprimere il loro libero pensiero sulla campagna sociale "Moggy's coming" che sarà promossa a breve nelle scuole britanniche e che vorrebbe insegnare ai più piccoli cosa fare in caso di attacco terroristico. Per approfondire esattamente di cosa si tratta potete leggere il breve articolo di recensione disponibile cliccando QUI o anche direttamente sull'immagine sovrastante.

 

Agli esperti interpellati è stato semplicemente proposto di scrivere di proprio pugno un testo per esprimere il loro libero pensiero sul tema proposto senza alcun limite di spazio. Nessuno di loro era a conoscenza di quali fossero gli altri esperti sentiti a riguardo e quindi neppure del commento altrui sul medesimo argomento.

 

Ecco che cosa ne pensano gli esperti interpellati.

 

Prof. Massimiliano Noseda

© Riproduzione riservata

 

 

MOGGY'S COMING: IL PARERE DELLA PROF.SSA MARIA RITA PARSI

MOGGY'S COMING: IL PARERE DELLA PROF.SSA MARIA RITA PARSI - EDUCAZIONE ALLA SALUTE

 

Ecco cosa ne pensa la Prof.ssa Maria Rita Parsi,

 Psicologa e Psicoterapeuta, già Membro del Comitato Onu per i diritti dei Fanciulli e della Fanciulle, scrittrice, Presidente della Fondazione Fabbrica della Pace e Movimento Bambino Onlus

 

Oltre ad essere il primo di altri opuscoli realizzati da psicologi specializzati in traumi infantili e da esperti della sicurezza, questo primo libretto consente agli adulti- genitori, educatori, operatori  della comunicazione- di parlare, in maniera “diretta”, se pur fiabicamente metaforica, ai bambini e ai preadolescenti e, comunque, anche agli adulti ,seppure con altre forme di metafora sia in merito alla possibilità che gli attacchi si ripetano- a breve e, forse, anche spesso e, ovviamente, non soltanto in Inghilterra!- sia in merito alla necessità di sfidare l’odio che muove i terroristi.

Non chiudendosi, non rinunciando ai piaceri e ai doveri della vita quotidiana, non evitando ma imparando a gestire- con la prevenzione e la selezione, anche la mole di informazioni allarmanti, quando non catastrofiche che, giornalmente, vengono veicolate dai mezzi di comunicazione di massa tradizionali e nuovi. Poiché è molto difficile impedire ai “nativi digitali” di accedere alle tante informazioni disturbanti, dolorose, orrorifiche, allarmanti che riguardano situazioni “a rischio”, attentati, catastrofi naturali, violenze e guerre.

Così, utilizzare questa modalità informativa , veicolandola attraverso la scuola e sensibilizzando insegnanti e genitori a farla propria e a raccogliere le impressioni, le risposte, le richieste, i dubbi, le ipotesi  che potrebbero essere espresse dai ragazzi, è quanto di meglio si possa fare. Per prepararli e per far sentire loro che gli adulti prevengono il pericolo e sono e saranno accanto a loro, per affrontarlo insieme .

Un pericolo, peraltro, che riguarda tutti e che va affrontato insieme. Per non  soccombere alla paura e alla sfiducia. E per far trionfare coraggio, continuità, civiltà.

MOGGY'S COMING: IL PARERE DEL PROF. ALBERTO PELLAI

MOGGY'S COMING: IL PARERE DEL PROF. ALBERTO PELLAI - EDUCAZIONE ALLA SALUTE

 

Ecco cosa ne pensa il Prof. Alberto Pellai,

Medico, Psicoterapeuta dell'età evolutiva, Ricercatore presso il Dip. Scienze Biomediche dell'Università degli Studi di Milano

 

Preparare i bambini a scuola rispetto a come ci si difende da un atto terroristico è oltremodo sbagliato per più di un motivo.

La fenomenologia degli attacchi terroristici nei Paesi Occidentali non ha - ad oggi - praticamente mai messo in evidenza che una scuola materna o primaria sia stata oggetto e target di un terrorista.

I bambini quando vanno a scuola al mattino hanno bisogno di sentire che entrano in un luogo sicuro, dove sono accuditi e protetti. Parlare della scuola con i bambini facendola pensare e immaginare come un potenziale target dei terroristi significa indurre ansie molto forti, soprattutto nei soggetti predisposti e vulnerabili.

L'approccio di Moggy's coming è deleterio perché fa sentire i bambini costantemente vulnerabili ed è molto differente dall'approccio usato per altri motivi in contesti scolastici.

A scuola infatti, si fa prevenzione degli abusi sessuale: ma questo evento incide sul 5% della popolazione generale e quindi è un evento  che necessita di prevenzione primaria.

A scuola, inoltre, i bambini vengono allenati e preparati a seguire le procedure di sicurezza in caso di incendio e di terremoto: ma in questo caso si parla di una minaccia non legata ad adulti e persone che possono farti del male.

In generale ritengo fondamentale aiutare i bambini a pensarsi al sicuro e protetti dentro alla propria scuola e non come potenzialmente soggetti a rischi e pericoli. Questo rimane il pre-requisito per rendere ottimale la loro attitudine ad apprendere. I bambini devono sapere che a scuola sono protetti e che sono  gli adulti quelli che si fanno carico di garantire protezione e sicurezza.

 

 

MOGGY'S COMING: IL PARERE DEL DOTT. LUCA MAZZUCCHELLI

MOGGY'S COMING: IL PARERE DEL DOTT. LUCA MAZZUCCHELLI - EDUCAZIONE ALLA SALUTE

 

Ecco cosa ne pensa il Dott. Luca Mazzucchelli,

 Psicologo e psicoterapeuta, Vicepresidente Ordine degli psicologi della Lombardia, Direttore della rivista Psicologia Contemporanea

 

Credo che rispetto a tematiche come quella del terrorismo il grosso della sensibilizzazione e attenzione vada incentrata su come dare strumenti ai genitori per parlane con i loro figli, prima ancora che focalizzarsi sulle informazioni da passare ai bambini stessi.

Sono infatti i genitori, solitamente, a sentirsi più in difficoltà dei bambini nell'affrontare questi temi. 

L'incertezza è dovuta al trovare le parole più adatte per comunicare quanto successo, al mettere a fuoco le idee principali da trasmettere ai loro figli e, non ultimo, al dovere gestire le loro emozioni di imbarazzo nell'entrare dentro argomenti tanto complessi e dolorosi, davanti ai quali ci si sente spesso inermi e impotenti.

L'intervento sui genitori permette anche parzialmente di uscire dalla domanda - pertinente quanto di complessa risposta - se occorre parlarne ai bambini oppure no.

Ogni bambino infatti è un caso a sé, e solo il genitore può avere il polso della situazione se sia un bene mettere sul tappeto alcuni argomenti e se farlo attraverso un fumetto (metodo in linea di massima comunque molto potente e interessante) o con altri strumenti.