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COSA E' IL CARNEVALE ? - Intervista al Prof. Massimiliano Noseda

 

Guarda la versione televisiva dell'intervista di Virginia Torriani "Il ruolo e il significato del carnevale" durante la trasmissione ANGOLI di ESPANSIONE TV del 10 febbraio 2016 cliccando qui.

 

Cosa è il carnevale ?

Il carnevale è una festività cattolica. Deriva dall'espressione latina "carnem levare" o "carnem vale" rispettivamente "togliere la carne" o "saluta/abbandona la carne" ed indica il periodo di festa che precede i giorni di astinenza e digiuno, denominati di Quaresima, prima della Pasqua. Potendo quest'ultima cadere tra il 22 marzo e il 25 aprile ed essendo quindi la sua celebrazione variabile di anno in anno, lo è di conseguenza anche il carnevale che non a caso è detto anche "Tempo di settuagesima" in quanto ha inizio circa settanta ( septuaginta in latino ), 64 per l'esattezza, giorni prima della Pasqua, con la "Domenica di settuagesima" che può quindi cadere tra il 18 gennaio e il 22 febbraio. In ogni caso, per le diocesi che osservano il rito romano, i festeggiamenti principali si tengono soprattutto il Giovedì e in particolare il Martedì, denominati appunto "grassi" per la preparazione di ricchi banchetti, prima della chiusura del periodo. Il primo giorno di Quaresima è invece il Mercoledì delle Ceneri così denominato per lo svolgersi di una funzione liturgica in cui il celebrante sparge un pizzico di cenere benedetta, ottenuta bruciando i ramoscelli d’ulivo della Domenica delle Palme dell’anno precedente, sul capo e sulla fronte dei fedeli. Ciò ricorda loro la caducità della vita terrena. Infatti, il celebrante pronuncia contestualmente anche la nota formula tratta dal libro della Genesi della Bibbia: "Memento homo, quia pulvis es et in pulverem reverteris", ovvero "Ricordati uomo, che polvere sei e polvere ritornerai". Nel rito ambrosiano, invece, osservato nella maggior parte delle chiese dell'arcidiocesi di Milano e in alcune diocesi vicine, il periodo quaresimale inizia con la prima domenica di Quaresima e, pertanto, l'ultimo giorno di Carnevale è il sabato precedente, detto Sabato grasso, ovvero esattamente quattro giorni dopo rispetto al Martedì grasso del rito romano.

 

Ci sono festività simili nella storia ?

Certamente. Chiari riferimenti li troviamo sia nelle Metamorfosi di Apuleio ( libro XI ) che racconta di celebrazioni egiziane dedicate alla dea Iside, importate anche in seguito nella cultura romana, e che comportavano la presenza di gruppi mascherati, sia nella cultura babilonese in cui in occasione dell'equinozio di primavera si allestiva una rappresentazione allegorica in cui il dio salvatore Marduk doveva sconfiggere il drago Tiamat ovvero le forze del caos e del male in una battaglia con una chiara valenza purificatoria. Più nota è invece la correlazione con altre festività antiche come le dionisiache greche o i saturnali romani, entrambe caratterizzate da un periodo di libertà sfrenata e da un capovolgimento dell'ordine morale e sociale costituito. Dal punto di vista storico e religioso tali ricorrenze costituiscono un periodo di festa ma sopratutto di rinnovamento simbolico durante il quale il caos sovvertiva l'ordine costituito in preparazione di un rinnovato equilibrio che avrebbe consentito un nuovo ciclo vitale corrispondente praticamente all'anno solare. Non deve meravigliare però che il carnevale cristiano cada tra gennaio e febbraio o e non tra dicembre e gennaio in quanto in molte culture, come in quella babilonese precedentemente citata, il nuovo anno iniziava con la primavera. A tal proposito si ricordi anche che Marzo era il primo mese del calendario romano e che non a caso Settembre, Ottobre, Novembre e Dicembre derivano il loro nome dai numeri dal sette al dieci che si ottengono iniziando a contare i mesi appunto da Marzo e non da Gennaio come invece oggi siamo soliti fare.

 

Qual è l'elemento caratterizzante del carnevale ?

Sicuramente il mascheramento ovvero l'uso della maschera, un elemento che può coprire o solo gli occhi o tutto il volto. Diverse ipotesi esistono sulla sua possibile etimologia. Secondo alcuni deriverebbe da masca, che significa "fuliggine, maschera nera" ma anche "strega" nel tardo latino o "stregone" nel provenzale e nel tedesco masc; secondo altri deriverebbe invece dall'arabo maschara ovvero "buffonata" o "burla", secondo altri ancora dal verbo francese rabacher ovvero "fare fracasso". Nel corso dei secoli la maschera è stata usata in diversi contesti sociali, differenti dal carnevale, come quello religioso, spesso associata a pitture corporali, tatuaggi e scarificazioni ed è da intendersi come mezzo attraverso cui la divinità entra in possesso dell'uomo che la utilizza per manifestare il suo volere e la sua presenza tangibile in terra; quello funerario come testimoniato da numerosi ritrovamenti nella civiltà egizia, fenice e greca; quella teatrale dove può avere non solo la funzione di caratterizzare il personaggio ma anche quella di cassa di risonanza per rendere più facilmente udibili i dialoghi; quella sanitaria medievale che in associazione alle spezie poste in un lungo naso consentiva ai medici di coprire i miasmi emanati da corpi malati o senza vita e secondariamente di offrire una difesa, seppur debole, dal contagio per inalazione dell'aria.

 

Come viene vissuto oggi il carnevale in Italia ?

Il carnevale si caratterizza per parate pubbliche gioiose e fantasiose che in alcune città come Venezia o Viareggio, tanto per citarne alcune, sono diventate una vera attrazione turistica. Vale però qui la pena ricordare anche la nascita nel tempo di alcune maschere regionali che costituiscono l'elemento locale di una sentita tradizione nazionale. Ricordiamo per esempio Pulcinella, Tartaglia e Scaramuccia ( Campania ), Dott. Balanzone ( Emilia Romagna ), Rugantino ( Lazio ), Arlecchino, Brighella e Meneghino ( Lombardia ), Guanduia ( Piemonte ) e Pantalone ( Veneto ). Molti di questi personaggi li ritroviamo anche nella commedia dell'arte ( XVI - XVIII secolo )  e sono presenti anche in alcune opere teatrali come quelle di Carlo Goldoni ( 1907 - 1793 ). Sicuramente però rispetto al passato il fascino di questi personaggi e di altri più generali come la damina o il cowboy è andato affievolendosi a favore di molti personaggi della televisione e del cinema come ad esempio i vari supereroi. Il carnevale è infatti una ricorrenza sentita e celebrata prevalentemente dai bambini, anche se non solo esclusivamente. Non dimentichiamo infine i dolci tipici di questa ricorrenza come le chiacchiere, i tortelli, le frittelle, le frappe, le castagnole, i crostoli e le graffe.

 

Quali sono le principali differenze tra il carnevale e Halloween ?

Halloween è una festa anglosassone che cade il 31 ottobre e che deve proprio a tale giorno il suo nome. Il nome "Halloween2 rappresenta infatti una variante scozzese del nome completo All Hallows' Eve, ovvero la notte prima di Ognissanti (in inglese arcaico All Hallows' Day, moderno All Saints' Day). Di origine celtica, tale ricorrenza si caratterizza per il tema horror del mascheramento, mutuato da diversi personaggi provenienti dal mondo dei morti come fantasmi e zombie; dal pellegrinaggio di casa in casa dei bambini con richiesta di dolciumi attraveso la caratteristica formula "dolcetto o scherzetto?" ovvero trick or treat, rivisitazione dell'elemosina richiesta dai poveri nel Medioevo ovvero della richiesta di cibo in cambio di preghiere; e dalle zucche intagliate, poste fuori dalle abitazioni e derivate dal personaggio Jack-o-lantern e dai suoi reiterati tentativi di non cedere la sua anima la diavolo. Pur avendo quindi una cadenza, un'origine e un significato culturale differente, ha comunque in comune con il carnevale il tema del mascheramento.

 

Cosa è il cosplay ?

La parola fu coniata dal reporter giapponese Takahashi Nobuyuki nel 1984 per indicare un fenomeno osservato nel suo viaggio negli Stati Uniti dove aveva visto raduni di amanti di alcuni manga e anime che amavano realizzare e indossare i vestiti di alcuni personaggi di tali serie. La parola deriva infatti dalla fusione dei vocaboli inglesi costume, appunto costume, e play, gioco o interpretazionePur essendo un fenomeno legato principalmente alla cultura nipponica si è oggi diffuso in tutto il mondo ed è possibile osservarlo anche in Italia in concomitanza delle principali fiere del fumetto. Per i cosplayer il carnevale è quindi solo una delle possibili occasioni per incontrarsi, condividere e celebrare la propria passione. 

 

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LE 5 EMOZIONI DI INSIDE OUT: diamo vita alle nostre emozioni - idee a carnevale

LE 5 EMOZIONI DI INSIDE OUT: diamo vita alle nostre emozioni - idee a carnevale - EDUCAZIONE ALLA SALUTE

 

Gioia, Tristezza, Disgusto, Paura e Rabbia sono le 5 emozioni fondamentali che compaiono nel cartone animato "Inside out" prodotto dalla Disney- Pixar nel 2015 che si è aggiudicato il Golden Globe come miglior film d'animazione nel 2016. Secondo il regista Pete Docter "Gioia incarna il vero desiderio che ogni genitore nutre per i figli: vogliamo che siano felici e che tutto vada bene. Paura è sempre sull’orlo di una crisi di nervi. Rabbia è il più buffo ed è stato il più facile da inventare: quadrato, tozzo, con il fuoco che gli esce dalla testa quando si “infiamma”. Disgusto è schizzinosa ma anche raffinata. Tristezza dolce e tenera. Sembra inutile ma non lo è, perché a volte la cosa migliore è… farsi un bel pianto".

 

Clicca qui per vedere il secondo trailer italiano e scoprire come vengono rappresentate le emozioni nel film e che funzione hanno prima di proseguire nella lettura.

 

Inizialmente le emozioni previste erano molte di più ( ad esempio Speranza, Invidia o Avidità, Fastidio, Vergogna e Imbarazzo, Depressione, Colpa e Amore ) ma sono state successivamente ridotte alle 5 fondamentali per non appesantire troppo la storia e non rendere troppo complesso il continuo passaggio tra ciò che succede nella testa di Riley ( inside ) e nel mondo esterno ( outside ). Da qui il titolo "Insude out" che vuole sottolineare fin da subito l'espicitazione delle emozioni in forma antropomorfa e il ruolo preponderante che avranno nella storia.

 

Solo in alcune parti del film come ad esempio nella famosa scena della cena che compare nel primo trailer e che puoi vedere cliccando qui vengono esplicitati in forma antropomorfa anche i sentimenti del padre e della madre di Riley. Le emozioni conservano la stessa struttura di base per ciò che riguarda struttura fisica e colori ma per rendere più comprensibile a chi si riferiscono presentano qualche dettaglio distintivo aggiuntivo. Infatti nel caso del padre le sue emozioni presentano tutti i baffi mentre nel caso della madre tutti gli occhiali e un'acconciatura simile alla donna. Inoltre il set mentale in cui interagiscono sembra nel primo caso una base militare e nel secondo quello di un talk show.

 

Per sottolineare comunque il fatto che tutti proviamo le medesime emozioni pur vivendole e gestendole in modo diverso sono state aggiunte alcune clip divertenti nei titoli di coda in cui si vedono le emozioni nella mente di altri personaggi secondari comparsi nel film come ad esempio quelle della maestra e di una compagna di classe di Riley, quelle della venditrice di pizze, del clown per le feste di compleanno e di un autista di autobus. Le ultime due clip riguardano invece la mente di un cane e di un gatto per sottolineare che le emozioni sono comuni anche a tutto il mondo animale e non solo al genere umano.

 

Il messaggio sotteso al film è che non bisogna perseguire sempre e in ogni situazione i sentimenti considerati positivi ( si consideri ad esempio il fallimento di Gioia nel voler svegliare Riley con uno sketch divertente durante il sonno mentre come suggerito da Tristezza una scena da Paura potrebbe avere, come in effetti ha, maggior successo di riuscita ) e che bisogna invece conoscere e imparare a gestire anche le altre solitamente considerate negative ( Tristezza serve ad esempio ad attivare i genitori nella loro funzione di consolazione e sostegno o anche a convincere Riley a tornare a casa spontanemente dopo il tentativo di fuga ) in quanto solo il perfetto funzionamento delle stesse e l'armonia tra loro è in grado di ottimizzare il benessere psicologico dell'individuo ( inopportuno è quaindi il tentativo di Gioia di voler continuamente allontanare Tristezza dalla consol di comando o di volerne impedire il ritorno al Quarter Generale ). Tale concetto dell'importanza del gioco di squadra tra le emozioni è ben rappresentato dalla partita di hockey finale in cui diversi giocatori interagiscono tra loro, sperimentando tutte e cinque le emozioni, al fine di raggiungere un obiettivo comune: la vittoria nella partita.

 

Clicca sull'immagine della locandina del presente box per vedere il video di dope211 su come realizzare il make up delle 5 emozioni di "Inside out" per il prossimo carnevale.

 

Citazione culturale: tutti i diritti del film d'animazione "Inside out" sono di Disney - Pixar

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FEDRO: la volpe presso la maschera tragica

FEDRO: la volpe presso la maschera tragica - EDUCAZIONE ALLA SALUTE

 

Traduciamo insieme la seguente favola di Fedro

 

VULPES AD PERSONAM TRAGICAM

Hoc illis dictum est, quibus honorem et gloriam
fortuna tribuit, sensum communem abstulit.

Personam tragicam forte vulpes viderat:
” O quanta species ” inquit “… cerebrum non habet! “.

 

LA VOLPE PRESSO LA MASCHERA TRAGICA ( ad = significa presso e si usa seguita dall’accusativo per indicare avvicinamento a differenza di in che si utilizza per intendere ingresso )

Per caso (forte = casualmente, per caso, avverbio) una volpe vide una maschera tragica (personam tragicam – persona è la maschera utilizzata dagli attori, persona tragica è quindi la maschera adoperata dagli attori per rappresentare la tragedia):
“Oh quanta bellezza (species – da species specei, sost. femm.,  V declinazione, letteralmente significa aspetto) – disse (inquit – III persona sing. del perfetto indicativo di inquam – verbo intransitivo difettivo) - ma non ha cervello!”
E ciò (hoc) si dice di quelle persone (illis) alle quali la sorte (fortuna) ha concesso (tribuit) onore e gloria, ma ha tolto l’intelligenza (sensum communem – il buon senso che dovrebbe essere comune a tutti gli uomini).

 

Molte delle favole di Fedro, tra cui questa, sono traduzioni o rifacimenti di favole greche attribuite al poeta Esopo e saranno riprese anche nel Seicento dallo scrittore francese Le Fontaine. Lo scopo di tali autori è quello di commentare i vizi e le virtù del loro tempo di cui gli animali sono una chiara allegoria ( es. la volpa la furbizia, il lupo la prepotenza, l'agnello l'innocenza, il cane la fedeltà, etc ). Il significato metaforico sotteso è spesso molto evidente. L'episodio raccontato ne "La volpe e la maschera tragica" sottolinea come l’apparente bellezza ( della maschera ) può nascondere il vuoto della ragione e non sempre le persone che per opera della fortuna sono arrivate ad avere onori e glorie sono persone dotate di intelligenza e buon sensoPiù in generale, quindi, condanna la stupidità umana. ll linguaggio e lo stile sono semplici e comprensibili a tutti, anche alle persone meno colte. Fedro si attiene ai canoni della brevitas condensando spesso in poche parole i concetti che intende esprimere.

 

La maschera è un oggetto che riproduce le fattezze di un volto sia esso umano, animale o sovrannaturale e costituisce elemento caratteristico del teatro greco, latino ma anche giapponese.

 

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THE MASK: una maschera per cambiare personalità

THE MASK: una maschera per cambiare personalità - EDUCAZIONE ALLA SALUTE

    Locandina del film "The mask da zero a mito" del 1994 

 

The Mask è un personaggio dei fumetti creato nel 1989 da John Arcudi e Doug Mahnke e divenuto celebre grazie ad un film per il cinema del 1994 in cui il protagonista, lo sfortunato Stanley Ipkiss, ha il volto dell’apprezzato comico Jim Carry. Nel 2005 la storia ebbe un seguito, The Mask 2 - Son of the Mask, che tuttavia riscosse decisamente meno successo di pubblico e di critica. Infine, sempre nello stesso anno, The Mask venne proposto anche ad un target di adolescenti e preadolescenti attraverso una serie animata americana costituita da tre stagioni per un totale di 54 episodi e proposta anche in Italia negli anni Novanta sulle reti Mediaset. Clicca qui per vedere la sigla italiana del cartone animato.

 

The Mask – Da zero a mito del 1994 racconta la storia di Stanley Ipkiss, un timido ed impacciato bancario che per anni continua ad essere vessato dall'arcigna padrona di casa e dal capoufficio oltre ad essere particolarmente sfortunato con le donne. Riuscirà a rivalersi nei loro confronti solo dopo aver casualmente ritrovato in un fiume un’antica maschera che, contenendo nel film l'anima del dio norreno Loki o nel fumetto originale quella di uno spirito vudù, permette a chi la indossa di diventare quello che vuole e nel suo caso di trasformarsi in un supereroe deformabile, dotato di poteri da cartone animato e di un’incredibile ironia. Il cambiamento non è però soltanto fisico. La maschera consente infatti a Stanley di dare libero sfogo ai suoi pensieri e alle sue fantasie più recondite senza risentire di quei freni inibitori, della timidezza e delle paure che fino ad allora avevano caratterizzato la sua esistenza. Dopo una serie di roccambolesche e divertenti avventure, che sfiorano non di rado la pura follia, il protagonista, ormai sicuro dell’amore di Tina, interpretata da una bellissima Cameron Diaz, deciderà di liberarsi della maschera rigettandola nel fiume in cui l’aveva trovata

 

La storia di The Mask può essere considerata come una rivisitazione del romanzo Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde di Robert Louis Stevenson in quanto propone una satira sul tema del doppio. Si noti inoltre che in questo caso il nome scelto per il doppio, ovvero Hyde, deriva dal verbo inglese to hide, ovvero nascondere, in quanto rappresenta la concretizzazione del lato nascosto del dottor Jekyll.

 

 Citazione didattica e cuturale: tutti i diritti del film "The Mask - da zero a mito" sono di New Line Cinema

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SAILOR MOON: irriconoscibile anche senza maschera dopo la trasformazione

SAILOR MOON: irriconoscibile anche senza maschera dopo la trasformazione - EDUCAZIONE ALLA SALUTE

         Copertina della versione italiana 2010 del manga

             Pretty Guardian Sailor Moon in 12 volumetti:

             ogni copertina riporta una diversa guerriera

 

 

La maschera viene solitamente utilizzata nel mondo della letteratura, fumetti, degli anime e dei fantasy per celare la vera identità del supereroe. E' per esempio il caso di Bruce Wein ( Batman ), Peter Parker ( Uomo Ragno ) e Don Diego de la Vega ( Zorro ).

 

Degno di nota culturale sono invece le guerriere di Pretty Guardian Sailor Moon, noto manga di Naoko Takeuchi, in cui le protagoniste non indossano una maschera dopo la trasformazione ma nonostante ciò non vengono riconosciute da amici o nemici nella loro vera identità a meno che non vengano viste o scoperte nel momento della trasformazione ( clicca qui per vedere Bunny che si trasforma in Sailor Moon ad di fronta a Marzio nella prima serie o le Sailor Starlights che rivelano la loro identità a Bunny nella quinta) . Qualcosa di simile avviene però anche per altri supereroi come Superman ( Clarke Kent ) e Wonder Woman ( Diana Prince ) dove la versione supereroe non prevede l'uso della maschera ma solo l'eliminazione dell'occhiale e una diversa acconciatura.

 

Tornando invece, il manga Pretty Guardian Sailor Moon prende il nome dalla divisa alla marinaretta indossata dalle guerriere nella serie che è una rielaborazione della divisa scolastica femminile obbligatoria in molte scuole giapponesi. In Italia il manga è stato proposto negli anni Novanta dalla Star Comics in una raccolta di 49 volumetti e dal 2010 anche da GP Publishing in una versione più compatta e suddivisa in 12 uscite.

 

Inoltre, a differenza di altri personaggi di anime e manga che perdono i loro poteri in seguito alla scoparta del segreto ( si pensi per esempio all'anime degli anni Ottanta L'incantevole Creamy in cui a metà della serie Yu che viene scoperta da Toshio nel trasformarsi in Creamy ) ciò non avviene per le guerriere Sailor il cui potere è indipendente dal numero di persone che ne sono a conoscenza.

 

Clicca sull' immagine del presente box per vedere la trasformazione di tutte le guerriere Sailor e quindi il loro aspetto prima e dopo la trasformazione.

 

Citazione culturale: tutti i diritti del personaggio Sailor Moon sono di Naoko Takeuchi - Kosansha

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